Malatesta a Montefiore Conca

La famiglia Malatesta, o più propriamente dei Malatesti, si distinse dalla fine del XIII secolo fino agli inizi del XVI per il dominio, come vicari del papa, di una vasta parte della Romagna e delle Marche nonché, nei periodi di massima espansione di alcune località venete e lombarde.

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Nonostante le diverse ipotesi sulle origini del casato, la personalità più importante che determinò una prima affermazione della famiglia nell’area riminese fu Malatesta da Verucchio (1212 – 1312). Prima podestà poi signore di Rimini, il Malatesta, citato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia come Mastin Vecchio (inf. XXVII, 46), decretò l’inizio del successo della famiglia nella storia d’Italia.

Dal 1322 Montefiore Conca, da sempre soggetta a Rimini, fu acquistato da questa famiglia divenendo un loro bene privato.

La costruzione della Rocca fu intrapresa dal nipote di Malatesta da Verucchio, Malatesta l’Antico (1298-1364), meglio conosciuto per la sua bramosia come il Guastafamiglia. Proseguì dalla seconda metà del XIV stemma_famiglia-malatesta_montefioresecolo sotto Malatesta Ungaro (1327-1372) così rinominato perché nel 1347 ricevette la carica di cavaliere dall’imperatore d’Ungheria Luigi d’Angiò. Egli fu il signore che più di ogni altro amò e diede lustro a questa località chiamando per esempio ad abbellire il palazzo, il celebre pittore bolognese Jacopo Avanzi. Figlia dell’Ungaro la sventurata Costanza Malatesta (? – 1378), affascinante fanciulla che proprio tra queste mura trovò la morte da un sicario mandato dallo zio Galeotto I Malatesta (1302 – 1385). Nativo in questo castello invece Galeotto Novello (1377-1400): era il 15 luglio dell’anno 1377 quando Gentile da Varano diede alla luce l’ultimo figlio di Galeotto I, il quale per esser nato qui ebbe nome di Belfiore (1376 – 1400). A succedergli il lungimirante e diplomatico Carlo Malatesta (1368 – 1429).

sigismondo_pandolfo_malatestaTra i signori di Montefiore Conca anche il celebre Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468) il quale, come in altri castelli, anche qui si preoccupò di rafforzare la struttura difensiva con l’edificazione della “falsa braga”. Egli aveva l’usanza di nascondere medaglie tra le pietre delle rocche da lui possedute e documenti del XV secolo ancor oggi fanno pensare che anche qui, a Montefiore, si nasconda in una certa parte delle mura il famoso “tesoro di Sigismondo”.

Sotto di lui, a causa delle diatribe con lo stato pontificio, iniziò un progressivo declino della famiglia Malatesta. Nel 1462 la Rocca di Montefiore Conca, difesa dal figlio di Sigismondo Giovanni Malatesta, fu presa, grazie all’attuazione di un astuto stratagemma che poté contare anche sull’appoggio dei montefioresi, dalle truppe di Federico da Montefeltro.